Quello ambientale, secondo il Wwf, si chiude con un brutto segno negativo per il nostro Paese. Ma il peggio, per l'associazione ambientalista, non è tanto il risultato del 2010 quanto la mancanza di prospettive per il 2011 e per gli anni futuri. Più che una bocciatura è una vera e propria stroncatura delle politiche nazionali in materia di sviluppo sostenibile.
E’ quanto contenuto nel rapporto 2010 pubblicato oggi dal Wwf. Nel mirino dell’associazione ambientalista finiscono la cattiva gestione amministrativa, i tagli al ministero dell’Ambiente, la scelta di tornare al nucleare, i ritardi nell’attuazione degli obiettivi di riduzione dei gas serra, nonché la grave crisi in cui versano i parchi italiani e, in generale, il territorio nazionale, minacciato dallo sviluppo urbano incontrollato da un lato e, dall’altro, dalla mancanza di efficaci politiche di tutela.
Un’analisi a 360 gradi da cui emerge, desolante, un panorama fatto di interessi privatistici, politiche ambientali scollegate tra loro in cui stride l'assenza di una vera e propria strategia di sostenibilità all’interno dei vari ambiti d’azione del Governo. Ma il peggio non è tanto il risultato negativo del 2010, quanto la mancanza di prospettive per il 2011. E per gli anni futuri.
“Non solo non si intravede la possibilità di una politica ambientale di stampo europeo, - denuncia il Wwf - che potrebbe essere a sua volta insufficiente, ma addirittura si vede ogni azione di tutela e di conservazione sacrificata nel nome di interessi specifici che hanno fatto perdere completamente di vista l’interesse nazionale che la Costituzione mette in capo alla Stato”.
“La questione ambientale risulta fortemente indebolita", attacca il Wwf, per una significativa difficoltà amministrativa e gestionale e quindi di ruolo, in cui è caduto il ministero dell’Ambiente anche a seguito di un taglio di risorse economiche che non trova eguali in nessun altro dicastero. Un segno tangibile del fallimento delle politiche ambientali nel nostro paese è offerto dall’ulteriore ritardo accumulato nel settore delle politiche energetiche, dove l’Italia rimane il paese più arretrato a livello comunitario nel raggiungimento degli obiettivi di Kyoto. Inoltre, con la scelta per il nucleare si disincentiva ogni forma di crescita di energie alternative e di azioni tese al risparmio e all’efficienza energetica”.
Restano per altro immutate tutte le altre questioni storiche legate al territorio italiano, “la spaventosa crescita urbanistica con conseguente consumo di suolo”, la “cementificazione delle spiagge e l’occupazione delle nostre coste”, i pesanti "rischi di dissesto idrogeologico" per prevenire i quali nulla è stato fatto.
Amara la conclusione del Wwf. Che rileva, in ultima analisi, l’incapacità della classe politica italiana di avviare un'azione "un’azione discontinua" rispetto a un passato di speculazione e inquinamento che porti il paese sulla strada della sostenibilità.
JPE