Oltre al debito che l’Italia ha accumulato nel biennio 2008-9 di 1,5 milioni € al giorno (17 € al secondo) sul ritardo degli obiettivi di Kyoto,
oltre allo scandalo del Cip6 (Nasce durante il governo Andreotti, ed il legislatore introduce nel provvedimento una parolina magica …. sono incentivate anche le fonti “ASSIMILATE“ ovvero impianti che usano gli scarti di lavorazione o di processi e che utilizzano “COMBUSTILI FOSSILI – IDROCARBURI, RIFIUTI ORGANICI” un accordo con i petrolieri per trasformare un costo, lo smaltimento dei residui di raffineria, in un introito; nonché i termovalorizzatori, con il risultato che petrolieri, raffinatori e produttori di energia sporca hanno beneficiato in questi ultimi 9 anni di sussidi pari a circa 33 miliardi di euro),
l'Italia rischia di dilapidare altri 2,2 miliardi nell'ambito dell’Emission Trading Scheme europeo (EU-ETS).
(Il mercato delle emissioni è uno strumento amministrativo utilizzato per controllare le emissioni di inquinanti e gas serra a livello internazionale attraverso la quotazione monetaria delle emissioni stesse ed il commercio delle quote di emissione tra stati diversi).
Tutto a causa dell'eccessiva generosità del Governo Italiano verso alcune grandi imprese del nostro paese. Questo è quanto emerge dal rapporto della ONG Sandbag sul sistema ETS in Italia.
Sono 2,2 Miliardi di Euro per l'acquisto di crediti esteri di anidride carbonica che vengono sottratti alla decarbonizzazione dell'economia nazionale necessaria all'obiettivo 2020. Tutto per favorire le solite grandi aziende. Lo dice Sandbag, ONG Inglese estremamente attiva nel controllare il mercato delle emissioni, il suo report denuncia quello che non va nella gestione italiana dell'Emission Trading Scheme europeo (EU-ETS).
“Mentre il governo italiano avrà bisogno di spendere (entro il 2012, ndr) 1,7 miliardi euro di denaro pubblico per rientrare nei parametri di Kyoto, 2,5 miliardi di euro di permessi sono stati distribuiti gratuitamente generando guadagni spropositati a favore di imprese italiane come il Gruppo Riva, Edipower e Italcementi …..”, sintetizza Damien Morris, uno degli autori del rapporto.
In più le grandi imprese italiane soggette all'Emission Trading pagheranno nel periodo 2008-2012 altri 500 milioni di euro per trasferire le proprie riduzioni di emissioni all'estero, anziché investire in ambito nazionale.
Il rapporto, che troverete in allegato nella traduzione italiana, apre con due citazioni. Una è quella del 2008 del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in cui paragona lo sforzo per ridurre le emissioni europeo a quello di “uno che ha la polmonite e pensa di farsi la messa in piega” e una seconda è quella del ministro per l'Ambiente Stefania Prestigiacomo, rilasciata a giugno 2010, in cui spiega che “è evidente che le condizioni per passare dal 20 al 30% non ci sono … L'Italia non è assolutamente disponibile ad avvallare il passaggio unilaterale dal 20% al 30% di riduzione del CO2”.
Parole significative dato che, come spiegano da Sandbag, “l'atteggiamento italiano di “considerare i limiti alle emissioni come un costo punitivo da dover sopportare, piuttosto che come un’opportunità di sviluppo" ha dato luogo a questo risultato: per soddisfare gli obiettivi concordati con la firma del trattato di Kyoto, l’Italia si troverà a spendere all’estero Miliardi di euro per la riduzione di emissioni, denaro che l’Italia avrebbe potuto utilizzare per il miglioramento delle infrastrutture energetiche nazionali e consolidare così la sicurezza energetica del Paese.
Per evitare di trovarsi nella situazione di mancare l'obiettivo di Kyoto – dice il rapporto - per il periodo 2008-2012, l’Italia avrà bisogno di acquistare 181 milioni di tonnellate (Mt) di permessi ad emettere per un costo di circa 1,8 miliardi di euro. Ma è ancora più assurdo che durante lo stesso periodo il governo italiano – protettivo nei confronti delle grandi industrie - andrà a distribuire 166 Mt di permessi gratuiti: "crediti per un valore di 2,5 miliardi di euro ad impianti industriali che fondamentalmente non ne hanno alcun bisogno. Se l’Italia avesse sostenuto uno sforzo più consistente nei settori coperti dal sistema di Emission Trading, adottando dall'inizio un Piano Nazionale di Allocazione (PNA) privo dei 166 Mt in eccesso, il paese avrebbe ora bisogno di acquistare solamente 15 Mt di crediti Kyoto, riducendo così la spesa complessiva di 1,7 miliardi di euro."
Come creare quindi un mercato delle emissioni italiano più sano ed efficace?
“Se l’Italia introducesse politiche più stringenti per abbattere le emissioni nazionali, potrebbe scoraggiare le società italiane dall'acquisto di permessi da altri paesi europei e di crediti offset da paesi al di fuori dell'Unione”, sottolineano gli autori del rapporto. E per la fase successiva dell'ETS si potrebbe fare di più e trasformare finalmente in un'opportunità la riduzione delle emissioni: “Ambizioni maggiori potrebbero addirittura incanalare denaro verso l'Italia, generando crediti (EUA) che le imprese nazionali potrebbero vendere ad altre compagnie continentali. Ciò è particolarmente vero dopo il 2013, quando l'armonizzazione delle regole in sede comunitaria porrà le imprese tutte sullo stesso piano. Se da un lato ciò potrebbe rendere più oneroso per le industrie sottoposte ad ETS rientrare nei tetti di emissioni assegnati, dall'altro l'armonizzazione delle regole potrebbe assicurare che l'Italia avrebbe tutto da guadagnarci dall'ottemperare ai propri obblighi”
Di fronte a un degrado dell’etica degli affari (la crisi finanziaria e le speculazioni irresponsabili ne sono un esempio), il grado di competitività delle Imprese “serie” soffre e la loro libertà economica è a rischio.
Senza ETICA, senza una seria CULTURA MORALE, senza una vera RESPONSABILITA' SOCIALE ED AMBIENTALE, non sono possibili né la politica né l’economia, e non si esce dalla condizione “parassitaria”.
JPE
16/01/2011